Kirkenes, Finnmark orientale. Come si scrive “Norvegia” in cirillico?

Sono di fronte alla rampa di uscita della nave, il famoso postale dei fiordi Hurtigruten.
La pesante e voluminosa porta che ci separa dall’esterno è presa d’assalto da decine di naviganti.
Come se la terraferma — ferma, per l’appunto — potesse andare da qualche parte, per di più di domenica mattina.
Si inizia a sparger la voce, forse partita da qualche membro dell’equipaggio, che fuori stia piovendo. Indosso il mio K-Way color verde torba — compagno di viaggio immancabile quando si visitano certe latitudini in estate — ed inizio a caricarmi come un mulo, con backpack sulla schiena, zaino sul petto ed in mano, impacchettato alla meno-peggio, un plico contenente la pergamena che attesta la mia visita a Capo Nord del giorno prima.
Dovrei esser pronto, ed ormai ci siamo. I capifila iniziano a defluire. Mi perdo la cerimonia di premiazione dei primi tre classificati, a cui faccio solo ora i miei complimenti, ed avverto subito delle goccioline di pioggia atterrare sulla mia testa.
Mi guardo intorno, sul desolato piazzale che sto attraversando, e cerco di capire in quale direzione andare, non appena varcato il cancello del porticciolo.
Prelevo l’iPhone dalla tasca, mi riparo per qualche istante sotto la striminzita tettoia di un negozietto di souvenir e, data un’occhiata alla mappa, decido di incamminarmi.
Intorno a me, qualche casetta a schiera con giardini antistanti pieni di alberelli spelacchiati e tetti a spiovere, fondamentali da queste parti.
Faccio un paio di foto, per poi metter via il telefono e procedere a dita incrociate.
La lieve pendenza mi porta — spero — verso l’hotel, che dovrebbe essere ad un paio di chilometri da qui.
Finalmente, compare qualche indicazione. È riportata anche in caratteri cirillici.
Sono felice di esser qui, seppur inizialmente perplesso. Ma dove sono finito?

VIDEO — Il mio arrivo a Kirkenes, appena sceso dal postale dei fiordi 🚢 🇳🇴

Sono ancora in terra norvegese, anche se non sembra affatto.
L’aria che si respira è quella della cittadina di confine, a dieci chilometri dalla vicinissima Russia e non così distante dalla Finlandia.
Mi trovo nella terra del popolo Sami, il Finnmark, che della Norvegia è la regione più settentrionale. Con maggior precisione, sono a Kirkenes, ridente cittadina di due chilometri quadrati e 3.444 anime.

«Benvenuti in uno degli angoli più remoti d’Europa»

Finnmark orientale — Norvegia, Lonely Planet

D’altra parte, i numeri non sono tutto, e Kirkenes — che si pronuncia “Circhenes” — si è ritagliata un suo ruolo strategico nell’estremo Nord della Scandinavia sia sul piano logistico che su quello culturale.
La mia presenza qui, non a caso, deriva originariamente dal primo di questi due aspetti, che mi permetterà di dedicarmi al secondo: dal 1908, il postale dei fiordi — la nave che collega tutte le principali località sulla costa della Norvegia — trova il suo capolinea settentrionale in Kirkenes, dove avviene l’inversione di rotta con destinazione finale Bergen, nel Sud del paese.
È qui, poi, che ritroviamo uno degli aeroporti più sviluppati della Norvegia del Nord, che consente l’atterraggio ed il decollo dei grandi Boeing 737 di Scandinavian Airlines e Norwegian, laddove la gran parte delle aerostazioni circostanti — tra cui quella di Honningsvåg, a due passi da Capo Nord — è attrezzata per i soli voli locali operati dalla compagnia regionale norvegese Widerøe.
Per una grossa fetta dei viaggiatori che arriva fin qui, tuttavia, l’esperienza di questa sperduta cittadina si consuma in un breve tragitto in pullman, che attende i viaggiatori nel parcheggio del porto per consegnarli direttamente al terminal aeroportuale, pronti per rientrare a casa.
Io non ho alcuna fretta di tornare nella mia Roma e, qui a Kirkenes, voglio trascorrere due giorni a ritmo lento. Voglio godermi quella che considero una bella conquista appena raggiunta. Ho toccato Capo Nord zaino in spalla dopo un tragitto di 23 ore passate in treno, 6 in pullman e 18 in nave, a cui si sommano le 4 ore spese in volo nel triangolo Roma-Belgrado-Stoccolma ed un’ulteriore giornata passata in mare per arrivare fin qui.

Le indicazioni sono riportate sia in norvegese, sia in russo 🇳🇴🇷🇺
Passeggiando al centro di Kirkenes, di domenica mattina 🌳

Tra calcoli e ragionamenti vari, mentre mi convinco di quanto son figo ad esser finito in un posto che, a scuola, vedevo sulla cartina fisica dell’Europa chiedendomi “ma cosa farà la gente che finisce lassù?”, ecco sbucare il logo e le bandiere del mio hotel.
La porta d’accesso dà proprio sulla piazza principale, totalmente deserta.
«È domenica mattina anche per loro», tiro le somme tra me e me, mentre mi avvio verso la reception.

La ragazza al desk mi accoglie con un bel sorriso, per poi darmi una news ancor più dolce: sono le dieci del mattino ed il check-in è previsto a partire dalle 15:00, ma la mia camera è già pronta.
Dopo due notti passate in una cabina striminzita e senza neanche un oblò, dove ho pagato il prezzo di ogni singola onda infrantasi sullo scafo della nave, non vedo l’ora di aprire la porta ed entrare.
Spargo i miei vestiti ovunque, mi concedo una doccia rigenerante e, poi, raggiungo la spa — decisione totalmente coerente con il dolce far niente al quale ho deciso di dedicarmi in questa domenica.
Porto con me la Lonely Planet, per stabilire un piano di battaglia per i prossimi due giorni, e scopro che la bella piscina indoor nella quale mi trovo ammollo è la più orientale — in senso geografico, non stilistico — di tutta la Norvegia. Più ad Est, nemmeno una pozzanghera.
Avviso tempestivamente parenti, amici e follower. Rimugino se questa sia una conquista addirittura superiore a quella di Capo Nord e, nel dubbio, festeggio entrando nella piccola ma curatissima sauna. Sono talmente soddisfatto da prender sonno sui listelli di legno, rilassandomi nell’avvolgente silenzio di questo forno norvegese.

Mi sveglio — che è già un bel risultato, rispetto alle premesse… — e sento i morsi della fame.
Preparandomi in camera, butto l’occhio fuori dalla mia enorme finestra, che definirei quasi una parete a vetri. Nonostante il sole sorga alle 2:45 di notte in questo momento dell’anno, non sono preoccupato: le tende, come in qualsiasi struttura ricettiva nel Circolo Polare Artico, sono estremamente spesse.
Esco, c’è qualche ragazzo in giro in bici, ma nulla di più. La pace regna ancora sovrana.
Scelgo di mangiare un boccone al Salt Restaurant & Bar, uno stupendo ristorante di pesce con piatti di ispirazione asiatica. Rispetto al resto della Norvegia, estremamente cara, Kirkenes ha dei prezzi più umani. Opto per una bella poke bowl di salmone crudo, verdure e riso per 100 corone norvegesi (circa 9,10 €) ed una gustosa bisque con dell’halibut, per 120 NOK (11 €).
Concludo, tra una chiacchiera e l’altra con un simpatico cameriere lituano, sorseggiando un caffè mentre leggo degli articoli sulla storia di questa regione.

Poke bowl di salmone crudo al Salt Restaurant & Bar, per 100 NOK (circa 9,10 €) 🐟🍚

Prima di andare, decido cosa fare domani, l’ultima giornata piena del mio viaggio.
Le attrazioni clou di questa regione, neanche a dirlo, si concentrano nel periodo invernale, tra la caccia all’aurora boreale, le uscite con le slitte trainate dai cani ed i tragitti in motoslitta.
D’altra parte, Kirkenes offre alcune opzioni molto interessanti anche nella stagione estiva.
Una posso escluderla a prescindere: la visita del confine russo, con un passaggio oltre la frontiera e rientro in giornata. Non mi dispiacerebbe ma, strano ma vero, al momento non ho il passaporto — proprio io, che lo porto con me anche per le trasferte Roma-Milano.
Stava scadendo e, non avendone bisogno in Scandinavia, l’ho lasciato alla Polizia per ottenerne presto uno nuovo e, ahimè, senza più alcun timbro. Inoltre, avrei comunque bisogno del visto per entrare in Russia.
Alternativa interessante sarebbe, poi, una battuta di pesca al granchio gigante. Una sorta di Deadliest Catch in salsa norvegese. Il meteo, però, è molto incerto. Prometto a me stesso di fare quest’esperienza a stretto giro, tanto non sarà di certo l’ultima trasferta a latitudini artiche.
Decido, quindi, di fare una visita al Borderland Museum (il Museo della terra di confine), o Grenselandmuseet, dove potrò approfondire la storia del Finnmark e saperne di più sulla cultura dell’affascinante popolo Sami, che abita questa regione da ormai 5.000 anni.

Un segnale realizzato e posizionato specificamente per me 🇮🇹

La giornata successiva inizia con una delicatissima e bilanciata colazione a base di salmone affumicato e polpettine di carne svedesi (sì, come quelle dell’IKEA).
Abituato, in questo viaggio, ad hotel molto carini ma senza fronzoli, l’immensa scelta di fronte alla quale mi trovo adesso mi lascia quasi disorientato.
Oltretutto, solo alla fine di questo mio secondo viaggio in Norvegia, scopro che i nostri amici nordici hanno elaborato una sorta di Nutella wannabe: la Nugatti.
La consistenza marcatamente granulosa è un chiaro omaggio ai dentifrici sbiancanti con perlite. Non mi stupirei di trovare la Nugatti anche in farmacia.
Alla luce di queste considerazioni, mi rendo conto che sia superfluo ma, a fine colazione, scelgo ugualmente di salire in camera per lavare i denti, prima di uscire.

Un quarto d’ora di camminata in salita e sotto la pioggia ed, infine, eccomi al Borderland Museum che, in numerosi ambienti ripartiti su due piani, ripercorre la storia e lo sviluppo della città di Kirkenes e della regione del Finnmark, il cappello della Scandinavia, estesa — e storicamente contesa — tra la Norvegia, la Russia e la Finlandia.
Nel corpo centrale dell’edificio si ripercorrono gli accadimenti cittadini durante la Seconda Guerra Mondiale. Impossibile non notare l’aereo militare sovietico Ilyushin, perfettamente conservato, al centro della struttura.
Infine, un’estesa area dedicata alla cultura Sami, con appunti, oggetti tradizionali e fotografie. Interessante la collezione Savio, che comprende le opere di John Andreas Savio, artista di origine Sami.

Soddisfatto, faccio due passi in città, mentre il cielo sembra mostrare un po’ di clemenza, in un’area in cui il clima è decisamente più ostile rispetto alla costa atlantica della Norvegia, beneficiaria in maggior misura degli influssi caldi della corrente del Golfo.
Quando ormai sembra che questo viaggio non possa riservarmi altre sorprese, scopro che, qui a Kirkenes, si trova la China Town più a Nord del mondo e che io, in questo preciso momento, la sto percorrendo.
Un’ultima chicca di questa cittadina, un piccolo scrigno colmo di storia e cultura.

A Kirkenes mi imbatto nella China Town più a settentrione del mondo 🇨🇳

Torno in hotel, appagato dall’esperienza fatta oggi. Un’altra dormita in sauna per celebrare questa giornata, con conseguente sospetto che si tratti di un principio di narcolessia.
La mattina successiva, una bella fetta di pane e Nugatti e son pronto per il rientro a casa, nel caldo agosto di Roma, con in tasca la risposta ad una vecchia domanda: ma cosa farà la gente che finisce lassù?

Classificazione: 1 su 5.

Note per il viaggiatore:

• per raggiungere Kirkenes via mare, con il postale dei fiordi, si può salire a Tromsø, tappa precedente.
La distanza tra le due città si copre con circa un giorno e mezzo di navigazione (due notti), passando per Honningsvåg.
Occorre sapere, però, che questa opzione è estremamente cara per chi viaggia in solitaria: io ho pagato 478 € per il solo pernotto in cabina interna e prima colazione, che sarebbero saliti a 640 € per la pensione completa.
La tariffa per il pernotto con colazione mostrata sul sito, infatti, è per cabina (quindi, per due persone). Volendo, si può provare a chiedere un piccolo adeguamento — senza garanzia di successo — al gentile e rapido staff che si occupa delle prenotazioni: book [at] hurtigruten.com (sostituire at con @).
Ecco il link al sito ufficiale e allo speciale dedicato su Visit Norway, facendo click qui.

• diversi voli giornalieri collegano l’aeroporto di Oslo-Gardermoen e quello di Kirkenes, operati da SAS e Norwegian.
L’aeroporto è servito anche dalla compagnia aerea regionale Widerøe, che collega gli aeroporti del nord della Norvegia con aerei di più piccola dimensione.
Proprio per questo, prima di prenotare, è meglio sincerarsi del sovrapprezzo — talvolta molto salato — richiesto per il bagaglio da imbarco, non incluso nella tariffa standard.

• un’ulteriore opzione, per automobilisti e motociclisti, è la strada E6, che ha come estremi Oslo a Sud e Kirkenes a Nord.

• consiglio assolutamente — per posizione, pulizia e qualità del servizio e del personale — lo Scandic Hotel (sito ufficiale). Prenotando il giorno prima del mio arrivo, ho pagato 244 € per due notti.
Lo Scandic ha anche un buon ristorante interno, dove ho avuto modo di cenare. Se possibile, meglio riservare un tavolo con qualche ora d’anticipo, anziché presentarsi senza prenotazione.

• l’ottimo ristorante specializzato in pesce crudo dove sono stato è il Salt Restaurant & Bar (sito Internet).
Prezzi giusti, ingredienti di qualità, ambiente molto curato e servizio eccellente.

Borderland Museum, Kirkenes 🇳🇴
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7 Comments on “Kirkenes, Finnmark orientale. Come si scrive “Norvegia” in cirillico?”

  1. Interesting journey , Daniele, I can see why you stayed a little time longer even off season. Local musea have often interesting part of history to show. It’s indeed a surprise to find a China town there. Thank you for sharing. Have a great weekend!

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    • Yesss indeed, dear Francina!
      About China town, it was a huge surprise to me as well. Once you’re inside the Arctic Circle, they promote everything as “the northernmost bla bla bla” in the world. That’s always so funny to me 😂😉
      But it was a super experience anyway!
      Have a stunning weekend you too 😊

      Piace a 1 persona

  2. Ah, la desolazione di certi paesini norvegesi! Per me è una bellezza che non ha prezzo. Fino a Kirkenes purtroppo non ci sono arrivata perché il mio passaggio in Hurtugruten finiva alla prima tappa, durante la quale ho dormito anche io in cabina senza oblò, grande come un armadio delle scope. Ma tutto sommato ne vale la pena.

    Piace a 1 persona

    • Vero, sono d’accordissimo! Anche se, a mio parere, il fascino di questi posticini sperduti è molto più intenso durante l’inverno — un buon motivo per tornare, no? 😁
      La cabina entry level dell’Hurtigruten è minuscola, già! E pensare che c’è gente che rimane a bordo più di una settimana, dividendola per due.
      Più in generale, non farei mai tutta la costa norvegese né con il postale dei fiordi, né con una nave da crociera — sbatterei la testa al muro al terzo giorno di navigazione, credo.
      Però, un paio di giorni permettono di rifiatare, se il viaggio è intenso 😉

      Piace a 1 persona

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